Mane Phély è nata a Nogent-sur-Seine nel 1965. Fin dalla più giovane età, ha sentito un bisogno irresistibile di modellare e trasformare i materiali — un impulso creativo che non l’ha mai abbandonata. I suoi primi lavori con l’argilla, il gesso e il bronzo l’hanno condotta in una fonderia d’arte, dove ha affinato le sue competenze e padroneggiato le tecniche tradizionali di stampaggio, modellazione della cera e fusione del bronzo.
Un momento decisivo è arrivato nel 2014, durante una residenza presso l’Espace Solidor a Cagnes-sur-Mer, dedicata al gioiello contemporaneo. Lì ha scoperto il cartone, un materiale ordinario che ha elevato a medium artistico. Questo ha segnato una svolta decisiva nel suo lavoro, orientandolo verso la trasformazione del familiare in poetico e prezioso. Le sue prime esplorazioni hanno dato vita a una serie di gioielli che lei descrive come “sculture da indossare”. Esposte a Cagnes-sur-Mer, Vallauris, Biot e Basilea, queste opere sfumano i confini tra arte e ornamento.
Oggi, Mane Phély crea sia opere a parete sia sculture in cui il cartone diventa un campo di esplorazione e invenzione formale. Traendo ispirazione dalla natura, le sue creazioni instaurano un dialogo con la storia dell’arte e con le sue forme sacre. La sua pratica oscilla tra opere di una nerezza profonda, quasi vulcanica, che irradiano un’energia potente e primordiale, e opere di squisita delicatezza, intrise di un senso di grazia e preziosità. La brillantezza frammentata dei mosaici bizantini si rivela nelle sue superfici dorate, costruite a partire da minuti frammenti sovrapposti. Come le tessere di un mosaico, i suoi pezzi di cartone delicatamente ritagliati catturano la luce e la diffondono in riflessi vibranti e scintillanti. Alcune opere richiamano i manoscritti miniati del Medioevo, il cui spessore e le cui pagine sovrapposte trovano eco negli strati stratificati del cartone, mentre delicati tocchi d’oro ne evocano la raffinata bellezza. In altri lavori, il materiale si trasforma in merletto o filigrana, ricordando il quilling barocco — quei sottili rotoli di carta dorata che un tempo adornavano i reliquiari ed esaltavano il sacro. L’uso dell’oro da parte di Mane Phély riecheggia quello di Gustav Klimt: non è una semplice ornamentazione, ma una sostanza viva che avvolge la superficie, suggerendo un’intensità al tempo stesso sensuale e iconica. L’artista eleva abilmente il cartone, restituendo al materiale il suo significato originario e conferendogli al contempo lo splendore dei metalli nobili e preziosi. La trasformazione che ne risulta è sorprendente e suscita immediatamente meraviglia ed emozione.
Attraverso il suo linguaggio visivo singolare, Mane Phély crea opere che si impongono come icone contemporanee, in cui luce e materia si intrecciano per rivelare una bellezza sospesa tra l’intimo e il sacro.