PARCOURS BIJOUX - Galerie Negropontes

Esposizione

PARCOURS BIJOUX

01.10 — 30.10.2026
Parigi

Esposizione

PARCOURS BIJOUX

01.10 — 30.10.2026
Parigi

In occasione di Parcours Bijoux, Galerie Negropontes riunisce le creazioni di Éric de Dormael e Agnès Baillon, Walid Akkad, Jean-Christophe Malaval ed Elena Syraka.

Attraverso linguaggi artistici molto distinti, gli artisti presentati condividono una comune attenzione per il movimento, la trasformazione e il mondo vivente. Il fiore che sboccia, la foglia, la rugiada, la curva di un corpo o di una linea, così come il volto, l’occhio e la mano, diventano punti di partenza per gioielli che trascendono la loro funzione ornamentale per affermarsi come vere e proprie sculture da indossare.

La collaborazione tra Éric de Dormael e Agnès Baillon apre la mostra a una dimensione onirica, nella quale strutture metalliche circondano e prolungano figure modellate: volti, occhi e mani si dispiegano tra cornici geometriche, curve, volute e rami. Nelle forme più organiche emergono riferimenti all’Art Nouveau, attraverso la femminilità, gli arabeschi e la preziosità della foglia d’oro. I ritratti in miniatura diventano così cammei contemporanei, reinterpretati all’interno di composizioni libere e decisamente contemporanee. Questo mondo immaginario entra inoltre in dialogo con il Rinascimento. Il Collier cheveux dorés, composto da tre volti, evoca le Tre Grazie e, più in generale, il mondo di Botticelli, attraverso la delicatezza dei tratti, i capelli dorati e l’equilibrio della composizione. Questa ascendenza classica è controbilanciata da una vena più surrealista: l’occhio diventa spilla o pendente, in un gioco di metamorfosi che può richiamare Dalí o Magritte.

Nel lavoro di Walid Akkad, la natura è meno rappresentata che incorporata nella stessa costruzione del gioiello. Nato dal disegno, ogni volume cattura un movimento e si dispiega come un’architettura al tempo stesso leggera e potente. Alcuni pezzi sembrano cogliere un fiore nel preciso istante della sua apertura: l’oro si piega, si incurva e si schiude come petali in formazione. Questo rapporto con il mondo vegetale attraversa tutto il suo vocabolario visivo, concepito come un giardino nel quale linee, volumi, colori, metallo e pietre partecipano tutti allo stesso slancio. La sua padronanza della scultura, della lucidatura e delle diverse sfumature dell’oro conferisce alla materia densa una morbidezza quasi vivente.

Questa idea di crescita e trasformazione trova un’eco nel lavoro di Jean-Christophe Malaval. Con Tummelisa, un anello scolpito in argento e oro, pezzo unico realizzato nel 2025, la forma si struttura attorno a un vocabolario vegetale che evoca un fiore carico di rugiada. Le superfici convesse, gli incavi e i bagliori del metallo creano l’impressione di una materia in fase di formazione, a metà tra un petalo e una goccia d’acqua. Questa riflessione assume un’altra dimensione con Infini. La sua forma si ripiega su sé stessa, sfumando ogni percezione di un inizio o di una fine.
Qui, l’infinito non è un simbolo aggiunto al gioiello: emerge direttamente dalla sua costruzione. La linea prosegue, inverte il proprio corso e ritorna verso sé stessa. Il gesto si collega così a uno dei ritmi fondamentali della natura: quello dei cicli, del rinnovamento e della metamorfosi.

Anche nel lavoro di Elena Syraka, i riferimenti al mondo vegetale emergono in particolare attraverso la foglia. Un anello riprende questa forma con un’economia di mezzi che ricorda il vocabolario dei ritagli di Matisse: la natura è meno rappresentata che ridotta a una silhouette, a un ritmo e a una linea essenziali. Al tempo stesso immediatamente riconoscibile e quasi astratta, la foglia diventa un segno.

Da un artista all’altro, il mondo vegetale non è dunque semplicemente un repertorio decorativo. Diventa un modo di pensare la forma: qualcosa che cresce, si apre, si dispiega e si trasforma. Attraverso le loro creazioni, il gioiello diventa, di volta in volta, un organismo, un talismano, un ritratto o un frammento di sogno. Viene indossato, ma anche contemplato come un’opera d’arte autonoma, capace di trasformare la nostra percezione del corpo tanto quanto quella dell’oggetto.

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